Tutti gli appassionati utilizzatori di OpenOffice conoscono i vantaggi di uno strumento di editing testi e dati flessibile ma potente e pieno di funzionalità.
Di certo ad oggi il progetto OpenOffice si è concentrato sul desktop da ufficio o da casa e non sugli utenti in mobilità o sulle squadre di lavoro che hanno bisogno di condividere risorse in tempo reale.
Per il lavoro online e collaborativo di sicuro l’uso di Google Docs e della sua suite di programmi da ufficio (o del rivale Zoho) è un grande passo avanti.
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Uno dei grandissimi pregi del software open source OpenOffice è quello della sua grande compatibilità con altri programmi e formati proprietari del presente e del passato. Quello che è un suo punto di forza ha convinto molti utenti di altri sistemi (in primi MS Office) a passare da soluzioni proprietarie a pagamento a soluzioni open source gratuite. Ma la migrazione richiede tempo e -specie in campo professionale- molti rimangono legati ai ‘classici’ formati MS Office (.doc, .docx, .xls, .ppt ecc).
Durante le fasi di scambio e passaggio dati molti utenti saranno quindi costretti a fare una ‘conversione’ (File-> Save as) al formato più consono per la parte recipiente del documento, perdendo così magari anche il sorgente originario OpenOffice e le sue peculiarità o costringendo l’autore a doppi o tripli passaggi per produrre tutte le versioni volute.
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Uno dei segreti del successo di OpenOffice è da sempre l’innovazione e l’attenzione alle esigenze e richieste degli utenti. L’integrazione del tasto di esportazione di documenti in formato PDF è stato anni fa uno dei punti chiave dell’espansione di pubblico nella versione 2.0. E adesso i programmatori dietro la suite open source hanno deciso di accontentare un’altra richiesta del pubblico offrendo la possibilità di importare ed editare documenti in formato PDF, funzione fino ad oggi quasi esclusivamente detenuta dal software a pagamento Adobe Acrobat.
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